Pubblicato: gio, 25 Lug , 2013

Inaugurata la Casa-Museo di Peppino Impastato

La casa d’infanzia a Cinisi diventa luogo della memoria nel segno di Felicia

 

L’inaugurazione, avvenuta oggi pomeriggio a Cinisi, della Casa-Museo dedicata a Peppino Impastato, aggiunge un altro tassello al lavoro trentennale iniziato con coraggio e tenacia dalla madre Felicia. Oggi è il fratello Giovanni, insieme ai compagni di Peppino, ad aver ereditato il compito di mantenere viva la memoria di quel ragazzo, “strano e pazzo” per molti abitanti di Cinisi, che fu ucciso dalla mafia il 9 maggio del 1978. Oggi pomeriggio la casa, dalla quale Felicia ebbe il coraggio di cacciare i parenti mafiosi all’indomani della morte del figlio, è diventata una Casa-Museo che espone numerosi documenti e oggetti appartenuti a Peppino. Al nostro arrivo è Giovanni ad accoglierci per farci visitare la nuova sistemazione della sua casa d’infanzia. Ci dirigiamo insieme a lui al primo piano, verso le vetrine dove sono conservati gli appunti e le scalette di Radio Aut, l’ultima lettera scritta dal fratello, la sua agenda, i libri e i saggi che leggeva, la tessera da giornalista e copie de “L’idea”. Quando ci conduce nella stanza di Peppino l’emozione è tangibile. I mobili originali, il letto in cui dormiva, i suoi vinili, la luce di una lampada da tavolo che illumina timidamente la scrivania dove è sistemata la sua macchina da scrivere, ci danno l’impressione di una stanza ancora abitata da quel giovane che trovò la forza di combattere la mafia. E’ uno sguardo silenzioso, pieno di rispetto e di commozione quello che regaliamo a questa stanza. Attraverso una grande opera di ristrutturazione, la vita di Peppino è stata finalmente concentrata nel luogo in cui è cresciuto, e con lui la sua voglia di ribellarsi al giogo mafioso. La Casa-Museo, o “Casa della memoria” come preferisce definirla Umberto Santino, non è solo il luogo delle testimonianze della lotta condotta da Peppino, ma è anche il luogo della storia, del lavoro portato avanti dai suoi compagni insieme a Felicia. A lei sono dedicati grandi spazi dove campeggiano alcune foto che lasciano trasparire la risolutezza e la dolcezza di una madre determinata ad ottenere giustizia per il figlio. Felicia è presente anche nel murales realizzato da Pino Manzella, un’opera che collega con un filo rosso la figura di Peppino a quelle della madre e dei compagni che nel corso di questi anni sono morti. Un collegamento simbolico che unisce tutti i protagonisti di questa storia e che li rende partecipi dell’inaugurazione della Casa-Museo, un risultato, che come ci dirà Salvo Vitale, è il frutto di una lotta lunga trent’anni. Simbolismo e collegamento sono anche i due principali concetti che ha voluto sviluppare l’artista Fabio Butera che ha già iniziato la realizzazione del percorso composto da 40 piastrelle che saranno posizionate lungo la distanza che divide la casa di Peppino da quella che era la casa del boss Badalamenti. Un cammino che ricorda tutte le vittime della mafia attraverso immagini nuove nella simbologia delle commemorazioni, accompagnate dalle frasi più famose pronunciate da questi eroi contemporanei. In questo senso, l’inaugurazione della Casa-Memoria si inserisce con decisione in un contesto più ampio che vede nella diffusione della cultura della legalità, nell’importanza della memoria e nell’educazione delle nuove generazioni le armi migliori per combattere la mafia che, come diceva Felicia, si combatte con la cultura e non con la pistola.

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