Pubblicato: lun, 3 Ott , 2016

Il mugugno e l’allegria

Il confronto tra una società del mugugno e un’altra dell’allegria e dell’impegno.

 

C’è una Montevarchi che emerge dalla trasmissione di Rai3 “Agorà”, c’è una Montevarchi che si è ritrovata nella manifestazione “Piazzamondo”. Il teatro di entrambe è stato il centro storico della città. Una che vive con disagio la modernità e che la trasmissione televisiva ha rappresentato come luogo di tensione tra migranti e cittadini anziani nel centro desolato e degradato; l’altra consapevole di un carattere strutturale della globalizzazione che va gestito nel rispetto dei principi fondanti della nostra civiltà e che il 1° di ottobre ha mostrato un momento di tale impegno alla convivenza: sapori, suoni e colori dal mondo.

Le nostre di cittadini del duemila sono, e non possono che essere comunità multietniche e la multiculturalità richiede intelligenza politica e associativa per promuovere la conoscenza reciproca, per superare i luoghi comuni, le frasi fatte, per vincere i pregiudizi e vivere insieme in società che si arricchiscano della partecipazione di tutti. Basterebbe far mente locale sul fatto che le città al centro del processo storico sono tutte comunità multietniche, il provincialismo è la reazione dell’emarginazione culturale.

d9bbc03d74d4dcece721eeb8ee7eae9a3eecce4cLa manifestazione “Piazzamondo” ha coinvolto alcuni commercianti  e  residenti, ha portato i colori e i sapori dei popoli del mondo   sulle vie e piazze e garage del centro mediante esibizioni artistiche, esposizioni, musica dal vivo e soprattutto gastronomia. Si sono rese partecipi le nazionalità della Repubblica Dominicana, della Colombia, dell’India,  del Pakistan, del Marocco, della Bielorussia, della Romania, dell’Albania, del Senegal, della Cina, della Nigeria,  della Russia, dell’Uzbekistan, del Congo, del Perù, della Bolivia, della Costa d’Avorio, del Brasile, del Bangladesh, della Repubblica Saharawi, dell’Ecuador.

Ha sollevato polemiche la partecipazione del sindaco Silvia Chiassai a una trasmissione dove è stato trattato il tema dell’immigrazione come motivo unico di degrado della città e andata in onda proprio la stessa mattina in cui gli organizzatori di “PiazzaMondo”, volontari, operatori di associazioni no profit, soggetti attivi nel Valdarno superiore, presentavano l’iniziativa volta all’integrazione. Il sindaco ha risposto con una conferenza stampa nella quale ha ribadito le proprie affermazioni tutte negative sull’impatto nella città del fenomeno immigratorio “senza spostarne una virgola”. Ma ha pure assicurato la propria presenza all’evento del 1° ottobre, perché ha detto di credere nell’integrazione.

E’ stato un servizio televisivo abbastanza povero di contenuti: un buon lavoro rispetto a certe strumentalizzazioni deteriori delle televisioni commerciali, un cattivo prodotto per un servizio pubblico, senza le dovute cautele e oggettività . Ancora in questi giorni, per correttezza, abbiamo girovagato quella contrada e non ci pare di aver visto particolari segni di degrado: i panni stesi alle finestre della via, su cui ha insistito la telecamera di Agorà, sono dovuti al fatto che quelle case, come tutti i montevarchini sanno, non hanno balconi o altri affacci su cortili interni.

Il 1° ottobre i migranti hanno riempito quelle vie di bambini, di sfilate di  ragazze nei costumi dei loro paesi, di giochi,  di balli, di musica, di cucina etnica, insomma di quella giovane vita, entusiasmo ed energia che sempre più sono deficitarie nelle comunità autoctone che irrimediabilmente invecchiano.

La manifestazione è stata aperta dalla Banda Puccini e dalla sfilata in costumi tradizionali delle comunità straniere che vivono a Montevarchi e nel Valdarno, dinanzi alle autorità: la sindaca Chiassai che ha ricordato come da prassi “l’occasione per conoscerci, scoprire le tradizioni e le usanze delle comunità che vivono nella nostra città” e il console della Colombia; una presenza questa importante per sottolineare l’importanza che le comunità danno alla costruzione nella convivenza. Quindi è iniziato il pomeriggio che è trascorso nelle animazioni e nell’armonia delle tante culture che sono una risorsa se si hanno  capacità di ascolto, fino alla conclusione con la cena in via Cennano, nel centro storico e dove la maggioranza dei residenti è formata da stranieri, durante la quale circa 200 commensali, quasi tutti italiani, in una lunga tavolata e nonostante l’inclemente acquazzone, hanno potuto gustare piatti tipici della cultura culinaria di sette paesi diversi, tra cui Nigeria, Santo Domingo, Bangladesh, Congo.

Una delle organizzatrici dell’evento, Xiomara Rosario, della comunità di Santo Domingo, ha detto al quotidiano Valdarnopost che “per noi è importante che il centro storico montevarchino ritorni a vivere” e questi migranti, invece di mugugnare, spendono il loro tempo per migliorare la città.

Olga Oviedo, un’altra delle organizzatrici della manifestazione, della comunità colombiana, laureata in farmacia ma che lavora come parrucchiera, ha ribadito a noi che i migranti intendono anche con tali iniziative “regalare una parte della propria cultura, che è contributo per una conoscenza più ampia, alla città che li ospita e che ormai sentono come casa propria…Credo che un comune dovrebbe investire sugli stranieri permettendo loro di esprimersi, raccontandosi per amalgamarsi con la cultura del luogo che li accoglie…Il mio è un paese che ha vissuto la guerra civile per oltre 60 anni e che malgrado questo non ha perso la voglia di sperare, di divertirsi, di costruire un futuro diverso: malgrado tutti questi anni di guerra, la cosa che mai può mancare nel cuore dei colombiani è la gioia di vivere”. Allegria, gioia di vivere, capacità di sperare e fantasia: sono questi i valori aggiunti che gli stranieri portano in sé, e che si manifestano nel solo fatto di tentare una nuova vita per migliorarla, e che possono offrire, se noi non ci chiudiamo nella “terra nostra”, per il recupero di città che è la crisi economica globale e non “cattive presenze” a disagiare e intristire.

Fulvio Turtulici

 


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