Pubblicato: sab, 18 Feb , 2017

Il lavoro degli immigrati.

Una forza lavoro giovane che svolge lavori umili e che aiuta a pagare le pensioni degli italiani.

 


L’articolo è il risultato del lavoro di ricerca e di elaborazione di due ragazze che partecipano al Progetto di alternanza scuola lavoro “l’immigrazione in Italia e nella provincia aretina” del Liceo Scientifico ISIS di Montevarchiseguito realizzato in collaborazione con Rete 100 passi nel Valdarno.


     Il fenomeno dei flussi migratori è uno tra i più studiati e monitorati degli ultimi anni. Da sempre gli uomini decidono di abbandonare, spesso con dolore, ma anche con grandi aspettative, la propria terra d’origine per andare a cercare fortuna in un luogo lontano, in cui poter ricominciare a vivere migliorando la propria condizione e quella dei propri figli. Generalmente, oggi, i popoli che abbandonano la propria terra natale dando vita a vere e proprie ondate migratorie sono costretti da instabilità politica e sociale, da terrorismo di matrice religiosa e da guerre. I popoli migranti diretti in Italia hanno le proprie origini in Africa, in particolare modo da quella che viene comunemente chiamata Africa nera, cioè l’Africa subsahariana (= che sta al di sotto del deserto del Sahara): Nigeria (10%), Somalia(9%), Eritrea (= 8%), Guinea, Costa d’Avorio.

Negli ultimi decenni l’immigrazione ha avuto un aumento enorme e l’Italia, principalmente per la sua posizione geografica, è stata messa a dura prova dagli sbarchi clandestini di extra-comunitari che arrivano incontrollati nel nostro paese.

Accanto al problema dell’immigrazione clandestina vi è quello dell’immigrazione regolare. Gli immigrati regolari sono tutti i cittadini stranieri che vivono nel territorio dello Stato italiano rispettando le regole che determinano il soggiorno. Questi cittadini possiedono infatti un regolare passaporto (o un documento che ne fa le veci) e un permesso di soggiorno. Secondo l’economista Tito Boeri, presidente dell’INPS (Istituto Nazionale Previdenza Sociale), gli immigrati versano ogni anno 8 miliardi di contributi sociali e, in questo momento storico, ne ricevono soltanto 3 in termini di pensioni. Ciò significa che il saldo netto che rimane nelle casse dello Stato è pari a circa 5 miliardi. Essendo quella straniera un numero di popolazione non ancora in età pensionabile, ed essendo la regolare prevalentemente formata da contribuenti, i contribuiti da loro versati equivalgono a circa 620 mila pensioni italiane.

Alcuni dati della OCSE (Organizzazione per le cooperazione e lo sviluppo economico) sottolineano un fatto molto importante, cioè che i lavoratori regolari presenti nel nostro paese occupano posti di lavoro che gli italiani scartano. In genere sono posti di lavoro dequalificati che i nostri giovani si rifiutano di svolgere. L’OCSE evidenzia anche il fatto che è proprio con questi tipi di lavoro che tali cittadini versano i contributi previdenziali, (esattamente come fanno tutti i lavoratori italiani) con i quali aiutano a sostenere il sistema previdenziale italiano. E in effetti questo fenomeno sussisterà almeno fino a quando un buon numero della popolazione costituita da tali cittadini non raggiungerà essa stessa un’età pensionabile.

Nella nostra provincia di Arezzo i cittadini stranieri che risiedono nel territorio aretino equivalgono al 10,2% dell’intera popolazione. Dai dati della Provincia di Arezzo, i lavoratori stranieri sono in prevalenza giovani. Infatti il 68% dei lavoratori extra-UE ha un’età compresa tra i 18 e i 39 anni, mentre i lavoratori italiani di quella fascia di età costituiscono il 44% dei lavoratori occupati. La maggior parte dei cittadini stranieri viene occupata in piccole imprese e in particolar modo nell’edilizia, nell’agricoltura, nell’industria metalmeccanica e in minima parte nella ristorazione. Molte donne invece svolgono assistenza domiciliare agli anziani o svolgono lavori domestici. Certamente non si pongono in una situazione di concorrenzialità con i cittadini italiani, piuttosto costituiscono una risorsa.

Di grande rilievo è anche il dato che riguarda le ditte individuali presenti sul nostro territorio: su 8 imprese, 1 è di proprietà di un imprenditore straniero (spesso sono cittadini di origine cinese). Non solo, da un rapporto della Fondazione Leone Moressa, le imprese gestite dagli italiani, a livello nazionale e alla data del 1 gennaio 2016, sono diminuite del 2,6% mentre quelle gestite da immigrati sono aumentate del 21,3%. Sempre a livello nazionale c’è da considerare che gli immigrati costituiscono l’11% della forza lavoro totale e, pur svolgendo lavori a bassa qualifica, producono l’8,6% della ricchezza nazionale.

Per quanto riguarda il nostro territorio i numeri aggiornati della popolazione sia italiana che straniera rivelano che Montevarchi (24.378 abitanti) aveva, sempre alla data del 1gennaio 2016, il numero più elevato di cittadini stranieri(3737), seguito da San Giovanni (17.018 abitanti di cui 2032 stranieri), Terranuova (12.346 abitanti e 951 stranieri) e Bucine (10.164 abitanti e 955 stranieri). Per quanto riguarda i cittadini stranieri, tendenzialmente il numero maggiore è direttamente proporzionale al numero degli abitanti, ma non sempre è così: a Bucine a una popolazione totale minore corrisponde un numero di immigrati maggiore, rispetto, ad esempio, a Terranuova che pure ha una popolazione più numerosa.

Rilevante è invece il dato che riguarda le fasce d’età dei cittadini stranieri: maggiore è quello di coloro che sono compresi tra i 25 e i 35 anni, a seguire quelli tra gli 0 e i 25 anni e a chiudere gli anziani (dai 66 ai 100 anni) e Montevarchi, che detiene il maggior numero, ne conta appena 110 in totale.

le alunne: MARIA BRACCINI E SARA ROMANO

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