Pubblicato: sab, 20 Mag , 2017

Generazione sempre connessa ma anche vittima del cyberbullismo.

La nostra è la generazione del web, dello smartphone, dei social, ma anche dei tanti atti di cyberbullismo.

Siamo così noi giovani di oggi: sempre connessi. La nostra vita è legata ad un piccolo apparecchio elettronico, una sorta di bypass, di flebo, di maschera d’ossigeno che regola le nostre vite. Una specie di monitor attraverso il quale controlliamo la nostra vita ma anche quella degli altri. Molti hanno definito lo smartphone la “protesi di crescita” dell’adolescente. In effetti ognuno di noi, nessuno escluso, si alza e prende in mano il cellulare, ci trascorre la giornata e ci si addormenta. Il cellulare è davvero un inseparabile strumento d’uso quotidiano.

Va da sé l’utilità pratica legata alle chiamate di servizio alla famiglia o agli amici, ma ciò che maggiormente richiama la nostra attenzione e i nostri interessi è la capacità di catturare le immagini attraverso foto e video: piccole storie veloci che ognuno di noi invia e riceve. Grazie ad una telecamera gli attimi della nostra vita e di quella degli altri sono a portata di mano, tutto è condiviso. Non esistono distanze e non ci sono persone sconosciute, almeno per quanto riguarda la fisicità, l’essere della persona invece è più oscuro. Ciascuno di noi conosce un gran numero di coetanei, sa cosa amano mangiare, sa come si vestono, cosa comprano, dove vanno, che scuola frequentano e sa chi sono le persone con le quali hanno legami. In breve: sembriamo tutti “amici”, ci mettiamo like a vicenda, certe volte lasciamo un commento, abbondiamo di cuori, abbracci, pollici in su… Insomma, virtualmente, stando alle apparenze ci vogliamo tutti un gran bene. Sì, ma questo è ciò che avviene al di qua di uno schermo che ci permette di arrivare ovunque senza metterci davvero la faccia. Ogni tipo di scambio, essendo appunto virtuale, non è scontato che sia certezza. Ma è proprio il non metterci la faccia che ci aiuta ad arrivare, con molta più facilità, là dove altrimenti non saremmo arrivati perché certe cose, in prima persona, non si farebbero mai. Chattare con una ragazza/o che ci piace è piuttosto semplice. Probabilmente a quattr’occhi non avremmo mai avuto il coraggio neppure di conoscerla quella persona. Così come siamo amici con gente che sicuramente, dal vivo, non avremmo mai e poi mai incontrato. E finiamo spesso controllati da chi ci vuole utilizzare, per vendere, per inculcarci un’idea, per condizionarci.

Il nostro è un mondo visivo, fatto di immagini e di simboli immediati che probabilmente ci tolgono anche una bella fetta di fantasia e di creatività, ma che ci fa avere l’illusione che non esistano distanze e neanche differenze tra il dentro e il fuori, tra ciò che accade in uno smartphone e ciò che accade nella realtà, e tutti siamo sempre innegabilmente presenti e reperibili. Nessuno escluso.

La continua connessione crea una vera e propria forma di dipendenza che pare autoalimentarsi mediante l’uso: se ho il telefono in mano sono tranquillo, se non ho il telefono in mano sono a disagio e addirittura in ansia. Certi studiosi hanno affermato che l’uso dello smartphone prende il posto dell’uso della mente sostituendo in modo dannoso le funzioni cognitive. Se così fosse allora più che di uso dovremmo parlare di abuso.

Da non trascurare sono i numerosissimi risvolti pericolosi dei social, come i tanti atti di cyberbullismo, gli insulti e la violazione della privacy che troppo spesso ha indotto certi adolescenti non solo all’emarginazione o alla sofferenza, ma addirittura al suicidio. Questo è un mondo oscuro fatto di miserie umane che sta venendo, fortunatamente, sempre più denunciato e fatto uscire allo scoperto. Ma questo è un argomento che merita una trattazione approfondita e seria, l’attenzione dei genitori, dei professori, degli educatori, sono comportamenti prevaricanti e insieme vigliacchi, dannosi per la vita sociale e per i ragazzi lasciati soli a subire.

Un punto fermo resta, indipendentemente da ciò che si dovrebbe fare o non fare: noi non siamo una generazione che assomiglia a quella dei nostri genitori. Le grandi amicizie, i primi corteggiamenti, le discussioni, i momenti del tempo libero, e chi più ne ha più ne metta, passano prima dai nostri cellulari. Giusto? Sbagliato? Chissà… Ai posteri l’ardua sentenza! Intanto noi continuiamo a chattare, snapchattare a pubblicare storie, foto…

Maria Braccini e Sara Romano – ISIS B.Varchi – Montevarchi – Alternanza scuola lavoro (tenuto da Radio 100 passi community Valdarno)

 

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