Pubblicato: ven, 6 Nov , 2015

Finita l’era dei Poeti e naviganti. Oggi è più facile giocare d’azzardo.

L’Italia è il primo paese d’Europa per numero di giocatori e di soldi persi al gioco.  Mentre 2 milioni di italiani sono a rischio dipendenza, il governo discute il rinnovo di 22.000 licenze delle sale giochi.

– Di: Sara Bracchini

 

Nascondino, campana, biglie. Fa sorridere la lista dei giochi che oggi rispondono al trend di twitter #mipiacevagiocarea. Certo, il passato è d’obbligo considerato il drastico cambiamento che negli ultimi anni ha investito il mondo dei giochi, che oggi purtroppo non rimandano più alla spensieratezza di un tempo. Non si gioca più per divertimento o per stare in compagnia, si fa per l’eccitazione del rischio, per l’ esigenza di un impulso irrefrenabile. Oggi si gioca d’azzardo.
grattaevinciL’ etimologia della parola “azzardo”, ci rimanda al dado, uno dei più antichi oggetti a cui si lega la tradizione del gioco sociale di scommessa,  ma l’evoluzione dei giochi è passata da quelli da tavolo fino ai Casinò online,  lotto e lotterie, scommesse sportive e apparecchiatura da intrattenimento. Oggi è davvero troppo facile giocare d’azzardo in qualsiasi momento, anche in sala d’attesa dal dottore, basta avere uno smartphone.
La notizia del rinnovo delle 22.000 licenze delle sale giochi nella nuova Legge di Stabilità ha attirato di nuovo l’ attenzione pubblica su un problema che vede 2 milioni di italiani a rischio dipendenza e 900.000 già dipendenti. Il Governo risponde prontamente affermando che nella legge di stabilità non è prevista nessuna nuova licenza per le slot machine, ma l’esatto contrario: le licenze in scadenza per una serie di giochi vengono messe a gara, invece di venire semplicemente prorogate, permettendo un incasso per lo Stato di 500 milioni di euro.
Il Pemier Renzi ha poi rassicurato annunciando:  “Saranno ridotti a quindicimila i punti gioco. E segnatamente i bar con le macchinette verranno ridotti: da seimila potranno essere al massimo mille. Ventiduemila sono, più o meno, i punti gioco aperti oggi (non tutti regolari, al momento). Con il nostro governo saranno ridotti a quindicimila”. L’Italia quindi non scommette sul gioco d’azzardo come sosteneva lo scorso 3 ottobre un articolo uscito su The economist, secondo cui nel Belpaese sono presenti un terzo dei terminali da gioco e un quinto di tutti i gratta e vinci del mondo. Non dimentichiamoci che l’azzardo contribuisce al bilancio italiano per 9 miliardi l’anno (in costante aumento), che molti servizi pubblici continuano oggi a funzionare solo grazie alla “benzina” delle scommesse e che una grossa fetta del mercato è in mano alle organizzazioni criminali che ne traggono vantaggio per il riciclaggio di denaro.
Secondo una recente ricerca di H2 Gambling Capital, l’Italia si piazza al primo posto in Europa e quarto al mondo nella classifica dei soldi persi al gioco. Pensiamo che  In Italia sono presenti circa quattrocentomila slot e i letti di ospedale sono solo duecentomila. Forse perché una slot rende agli esercenti come minimo tremilacinquecento euro all’anno.
Tutto è cominciato nel 2004 quando i Monopoli di Stato hanno affidato alle dieci concessionarie la gestione delle macchinette Businessman at Card Tableelettroniche: le slot nei bar e tabaccherie, e videolottery di nuova generazione in sale dedicate. Ma chi sono i padroni del gioco d’azzardo italiani? In prima fila troviamo ancora Snai e Lottomatica. Inoltre, l’unione tra Sisal e Lottomatica, in trattativa ormai da anni, creerebbe il leader italiano delle scommesse in giochi le cui licenze stanno per scadere: cioe’ il Lotto, il Super Enalotto e il Gratta e Vinci. Per rendersi conto delle cifre che girano in questo settore pensiamo che nel maggio scorso il leader di mercato delle scommesse sportive è stata la Snai con una raccolta di 48,7 milioni. Sul secondo gradino del podio Lottomatica, che detiene da 22 anni il monopolio del gioco del Lotto,  con una raccolta di 47,9 milioni. Terza sisal con 38,2 milioni.
I soggetti coinvolti sono molti; stato, regioni, comuni e magistratura ma c’è un’ insostenibile assenza di un quadro organico ben definito. Negli anni sono state approvate diverse leggi, ma ancora manca il riordino del settore da parte del Governo. E allora, molte regioni si sono organizzate approvando Leggi che mirano a contrastare il gioco d’azzardo. Nella legge di bilancio 2016 della Toscana viene confermato lo sconto Irap per chi toglie le slot machine e la maggiorazione per chi decide di tenerle e con una legge (l.r. 57/2013)è stata vietata l’apertura di centri di scommesse e di spazi per il gioco con vincita in denaro ad una distanza inferiore a 500 metri da istituti scolastici, luoghi di culto, centri socio-ricreativi e sportivi o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale.
La stessa attenzione per la causa del gambing è stata dimostrata da diversi Comuni che hanno adottato delle misure per limitare il numero delle sale da gioco, come per esempio il divieto di pubblicità, orari di apertura ridotti , abbassamento della leva fiscale per chi non mette slot, o l’obbligo di distanza dai luoghi sensibili. Questo non ha di certo reso felici gli esercenti e alcuni di loro hanno addirittura presentato dei ricorsi ai Tribunali amministrativi regionali.  Ma fortunatamente negli ultimi anni molte sentenze della Corte Costituzionale hanno dichiarato legittime alcune misure adottate dalle pubbliche amministrazioni.
Un provvedimento che consenta una drastica riduzione delle sale da gioco e la richiesta di una Legge più rigorosa a livello nazionale, vengono richiesti a gran voce  dall’ associazione Avviso Pubblico, che da anni lotta contro le mafie e la corruzione. L’associazione sostiene la campagna nazionale “mettiamoci in gioco” , nata nel 2012 per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulle reali caratteristiche del gioco d’azzardo.
Molteplici gli obiettivi della campagna: dare ai sindaci un reale potere di controllo sul fenomeno nel loro territorio; portare a termine le procedure per l’inserimento del gioco d’azzardo patologico nei Livelli essenziali di assistenza che devono essere garantiti dal servizio sanitario nazionale; vincolare l’1% del fatturato annuo dei giochi d’azzardo al finanziamento delle azioni di prevenzione, assistenza, cura e ricerca relative al gioco d’azzardo patologico; dare seguito a quanto stabilito nel decreto Balduzzi (ancora disatteso per mancanza di risorse ) sulla regolamentazione della pubblicità che riguarda il gioco d’azzardo, vietando inoltre le pubblicità che indicano le possibilità di vincita senza contrapporle alle possibilità di perdita e quelle che promuovono illusorie probabilità di vincite facili; adottare un registro unico nazionale delle persone che chiedono l’autoesclusione dai siti di gioco d’azzardo. Lo scorso anno “mettiamoci in gioco” ha lanciato una campagna di comunicazione alla quale hanno già aderito più di trenta comuni tra i quali Erice, Fossano (CN) e  Caserta.
Il portavoce della campagna “mettiamoci in gioco”, Don Armando Zappolini, pone l’accento sul pericolo rappresentato dal gioco d’azzardo sia in termini di infiltrazioni della criminalità sia per il crescente rischio in termini sociali e sottolinea  che, “ Oltre al divieto di pubblicità abbiamo chiesto a governo e Parlamento di operare in altri tre campi: riconoscendo agli enti locali la piena sovranità nella ulteriore limitazione dell’offerta dell’azzardo sul proprio territorio e salvaguardando in questo modo il patrimonio di normative che regioni e comuni sono riusciti ad elaborare autonomamente nonostante una legislazione statale omissiva e incompleta; avviando una moratoria delle concessioni in materia d’azzardo fino al riordino generale della materia; indicando lo stato come attore unico nel farsi carico direttamente della cura delle persone vittime della patologia indotta dell’azzardo.”
Tanti gli interessi in gioco, non solo quelli degli esercenti.
Ci avviciniamo al periodo di Natale, quello in cui secondo vari studi, i giocatori d’azzardo aumentano anche per  via di un’accelerazione nella promozione. E allora, nonostante tutto, auguriamoci almeno che tra la miriade di spot televisivi dai quali saremo travolti, ci sia anche quello che elogia il potere del luccichio dell’albero invece  di quello del tavolo verde.

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