Pubblicato: sab, 15 Mar , 2014

Finché c’è elezione c’è speranza

Berlusconi non rinuncia alle europee di maggio. Gianni Pittella si oppone, Toti: «Paura di fondo che finchè Silvio Berlusconi resta in campo vince»

festa_fo1La strategia politica di Forza Italia di puntare sulle amnesie croniche degli italiani, per anni vincente mira adesso all’ultimo miracolo: le elezioni di maggio al Parlamento europeo. Durante un comizio di Montecatini Silvio Berlusconi interviene telefonicamente: «Se possibile, sarò felice di essere in campo nelle 5 circoscrizioni che sempre mi hanno dato tra i 600 ed i 700.000 voti ciascuna. Spero di poter avere velocemente una risposta dalla Corte europea» e continua delineando la tattica già pronta «Circa la metà degli elettori 5 Stelle si sono dichiarati non affezionati, molti di loro delusi e qualcuno anche disgustato da coloro che Grillo ha mandato in Parlamento e da come si stanno comportando. Se opportunamente contattati e informati possono diventare consapevoli delle nostre idee, dei nostri valori e determinarsi a votare per noi». Deus ex machina, a sentirla in filodiffusione la voce del Cavaliere si ha più effetto che a vedere il sorriso di plastica, forse un po’ smorto dagli anni, riservato alle grandi occasioni. Anche perché “l’apostolo” Giovanni Toti aveva già annunciato da un paio di interviste la resurrezione. C’è però chi senza fantasia si ostina a rovinare le fiabe, come Gianni Pittella, vicepresidente vicario del parlamento europeo in forza al Pd: « N-o-n  s-i  p-u-ò. Capisco che gli amici di Forza Italia abbiano problemi nell’accettare la legge e rispettare le sentenze. Proviamo allora con lo spelling: n-o-n s-i  p-u-ò! Berlusconi e Toti si rassegnino. Esiste una legge dello stato italiano – articolo 4 della legge Severino – che prescrive chiaramente che i condannati in via definitiva non possono essere candidati né al parlamento italiano né tantomeno a quello europeo». Con grande sforzo di memoria in effetti, a complicare i piani ci sarebbe quella condanna per frode fiscale per cui il 10 aprile attende la pena definitiva, quella accessoria a due anni di interdizione dai pubblici uffici, e una legge per evitare equivoci, quella Severino , in base alla quale chi riceve una condanna superiore a due anni di reclusione non può candidarsi o, se è già stato eletto, deve lasciare il parlamento. Ma, insiste Toti il prediletto, «Sono i magistrati che decidono i contorni del campo della politica o sono gli elettori? Vogliamo impedire al leader del più grande partito democratico di correre per le elezioni per accorgersi, dopo le elezioni, quando è stato illegittimamente messo fuori campo, quando gli elettori non hanno trovato il nome sulla scheda, che magari aveva ragione, ma senza poter recuperare? E allora vuol dire che c’è una paura di fondo che finchè Silvio Berlusconi resta in campo vince». Certo le vie del Cavaliere saranno infinite, quando sarà finita la memoria degli italiani.

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