Pubblicato: sab, 21 Lug , 2018

Fallimenti truffaldini

Sono la corruzione, l’assuefazione e una certa giustificazione del reato ad implementare la strisciante sovversione sociale da parte di “famiglie” e sodalizi criminali.

 

Queste due storie, sia pure diverse, mostrano quanto siano in esponenziale aumento le collusioni tra società criminale e parti della cosiddetta società civile, ovvero, seppur non riscontrato in alcuni episodi appaia il contatto, certo analogo, per molti aspetti, ne sia il modus operandi.

Entrambe si sono verificate nella provincia aretina: di qualche anno fa l’una, di questi giorni l’altra per la quale si attende una decisione da parte della giustizia.

Nel 2012, con sentenza 34/2012, il Tribunale di Arezzo ha dichiarato il fallimento, in persona dell’amministratore unico, della società “Costruzioni Rossi spa”, ditta con sede a Bucine, frazione Levane, e con unico socio . In verità tale amministratore, nominato in sentenza, era l’amministratore della “Sistro Immobiliare srl”, socio unico dell’impresa fallita;  la “Sistro” ha rilevato la “Costruzioni Rossi” nel luglio del 2010. La “Sistro” , al momento del fallimento della “Rossi”, aveva sede a San Giorgio di Nogaro, in provincia di Udine. La “Costruzioni Rossi spa” è stata una ditta di consistenza, con un numero rilevante di cantieri aperti tra l’aretino, il senese e la provincia di Firenze; già nel 2009 però si dibatte in gravi difficoltà: nell’anno ha registrato un calo del fatturato di oltre il 15% rispetto all’anno precedente e un calo del margine operativo lordo di oltre il 50%, mentre in generale in Toscana l’industria delle costruzioni, solo nell’anno preso in considerazione, ha subito una flessione del valore aggiunto del 6,5% e delle unità di lavoro del 16,7%, i finanziamenti per investimenti nel settore abitativo da parte delle banche sono diminuiti del 17,7% rispetto al primo semestre dell’anno precedente e la compravendita di abitazioni ha subito, tra il 2006 e il 2009, una riduzione del 30% e le prospettive si volgono ancora al peggio. E tuttavia la “Sistro” nel 2010 acquisisce la società levanese, ma pur essendoci due cantieri ancora aperti a Figline e Castelfranco, la nuova ditta rimane inattiva, anche alla Camera di Commercio non dichiarerà mai un inizio attività. E nel 2012, appunto si ha la sentenza di fallimento. Ma il quadro non è ancora completo.

Nel 2013 la società “Commerciale Friuli srl”, con sede in provincia di Udine e iscritta alla locale Camera di Commercio nel settore del commercio di abbigliamento,  viene dichiarata fallita e gli amministratori di fatto rinviati a giudizio con l’accusa di bancarotta fraudolenta, e alcuni di loro vengono ristretti in carcere. In verità sono gli stessi della “Sistro Immobiliare srl”, che invece era iscritta per attività edilizia; si tratta di Giuseppe Paolo Sistro, residente a San Felice a Cancello, provincia di Caserta, Maria Sistro, la figlia, nata a Palmanova, in Friuli, Loredana Pascarella, nata a Caserta e moglie del figlio del Sistro, pur’egli amministratore della società, come la madre e consorte del Sistro.  Padre e figlio sono gli arrestati. E le modalità sono analoghe a quelle  della “Costruzioni Rossi”: nel 2010 la “Commerciale Friuli” acquisisce la “CDM srl” del gruppo Mazzorato, all’epoca in liquidazione ma con 9 punti vendita sparsi tra Friuli e Veneto e che nell’ottobre 2011 viene dichiarata fallita. L’ipotesi di reato formulata dal gup del Tribunale di Udine è di distrazione degli incassi derivanti dai negozi dell’impresa acquisita. Gli inquirenti ipotizzano un meccanismo di tal fatta: far migrare i capitali ottenuti dalla vendita di capi d’abbigliamento da un’azienda all’altra del labirinto costituito ad hoc dalla famiglia campano-friulana con l’acquisto di società  a vantaggiose condizioni. Del denaro così realizzato, oltre quello andato ad altre società del labirinto, 295mila euro sarebbero finiti alla “Sistro Immobiliare srl”, 185mila alla “Costruzioni Rossi spa”. Al momento della sentenza dei tribunali fallimentari sulle società acquisite veniva incaricato come amministratore unico un individuo altro, in persona del quale dunque veniva dichiarato il fallimento. In primo grado il tribunale di Udine ha comminato 7 anni di reclusione a Giuseppe Paolo Sistro, 3 al figlio Agostino, 2 a Loredana Pascarella, 2 a Maria Sistro. Nell’aprile del 2016, la ex “Sistro”, che intanto si era trasferita a Brescia e aveva mutato la denominazione sociale in “Sesto srl”, è stata dichiarata fallita.

Questa prima vicenda riguarda soggetti  noti soltanto localmente. Non è così per il secondo evento; in questo caso si tratta di personaggi che appartengono già alla storia criminale, politica ed economica del nostro Paese, anche se poi, stranamente, l’opinione pubblica più vasta ignora talora perfino la loro esistenza, talora la portata della loro azione criminale che ha pesantemente condizionato le più importanti e decisive vicende italiane.

Nella seconda metà di maggio del 2018 il giudice di Arezzo, in udienza preliminare, rinvia a giudizio, per il riciclaggio Geovision, Flavio Carboni, il più misterioso e uno dei più potenti faccendieri nazionali, insieme a Valeriano Mureddu, quarantasettenne di origini sarde e sodale del Carboni in molte vicende oscure, il quale deve rispondere, oltre che per riciclaggio, anche per bancarotta fraudolenta. Delle altre persone imputate nell’associazione a delinquere, circa una decina, Leonardo Casciere, “prestanome” nella Geovision, ha patteggiato 2 anni e mezzo per riciclaggio e bancarotta, Gianluca Cetoloni 1 anno e 8 mesi. La vicenda venne alla luce nel 2016, quando una vasta operazione antiriciclaggio, coordinata dalla Procura di Arezzo, portò a perquisizioni e sequestri in Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Veneto e Sardegna. Nel febbraio del 2017 il Mureddu, ritenuto dagli inquirenti il vero titolare della Geovision ditta di imballaggi in polistirolo della zona industriale di Badia al Pino, fu tratto agli arresti dalla sua casa di Monte San Savino. Quello che gli investigatori hanno ricostruito è “una truffa carosello” con passaggi di denaro da una società “cartiera” all’altra per la vendita di materiali da imballaggio con elusione del pagamento dell’Iva. Perno del vorticoso giro di fatture false era appunto la Geovision, insieme alla Vertigo di Perugia. Ciò aveva permesso l’accumulo di una provvista di una ventina di milioni da distrarre dal patrimonio aziendale e reinvestire in altre attività. Infatti, per mezzo di tale malloppo il duo Carboni Mureddu tentò di scalare la Cantarelli, che oggi è fallita, e l’Arezzo Calcio al tempo della gestione Ferretti. Dai conti Geovision somme ingenti, per circa 1 milione di euro, sono state dirottate sui conti di Laura Stenu Concas, la moglie di Carboni. La Geovision è fallita ed è questo il motivo dell’arresto del Mureddu, tuttavia già libero, con l’accusa di bancarotta fraudolenta. Valeriano Mureddu, che nel 2014 accompagnò Pierluigi Boschi ad incontrare Flavio Carboni per la vicenda Banca Etruria, è indagato dalla Procura di Perugia per una presunta associazione segreta, in violazione della legge Anselmi, che ruoterebbe attorno al Carboni sotto processo per essere stato l’ispiratore della loggia P3. In una delle perquisizioni alla Geovision è stato rinvenuto un dossier su una quarantina di personalità e società varie e una corrispondenza importante appunto col Carboni; nell’archivio perugino, invece, sono stati trovati 3600 dossier nella disponibilità di Giuliano Michelucci di Montelupo Fiorentino, sedicente “agente segreto”, già arrestato per una storia di caporalato agricolo, e indagato pure lui per riciclaggio. Nell’archivio sono state rinvenute le tracce di una misteriosa agenzia investigativa, la Sia, il cui titolare ufficiale era Luca Casciere, fratello di Leonardo. Tra gli intestatari dei fascicoli risultano personaggi nazionali, come ad esempio, Beppe Grillo, Massimo D’Alema, il giudice Woodcock, Roberto Saviano e perfino Totò Riina e Gaspare Spatuzza; tra i personaggi locali Pierluigi Boschi, Sergio Squarcialupi, patron di UnoAerre, Giorgio Veltroni, costruttore e perfino il panificio Menchetti. Ai giudici, che dovranno decidere in fase di giudizio, tocca cercare di capire se si tratta di un dossieraggio all’amatriciana o qualcosa di più serio. Comunque sia l’ombra di un personaggio del calibro di Carboni inquieta. Tra i tanti rapporti del quarantasettenne sardo ci sarebbero anche quelli con Gianmario Ferramonti, massone-leghista vicino a Gelli e con Enzo Mattani, dignitario di una pseudo loggia templare, già coinvolto in inchieste sulla massoneria deviata.

Fulvio Turtulici

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