Pubblicato: gio, 15 Gen , 2015

Emanuela Orlandi, buon compleanno!

Roma, il 14 gennaio Emanuela Orlandi avrebbe compiuto 47 anni.

 

E come nella fiaba di Rapunzel, nota ai più piccoli per il film di Natale nei cinema, pur a distanza di 32 anni dalla sua scomparsa, ancora oggi i familiari, gli amici ed i firmatari delle petizioni hanno fatto volare sul cielo della Città del Vaticano lanterne, palloncini con la luce intermittente, cuori rossi con la scritta “I love you”, ed un pallone giallo con al centro l’augurio di buon compleanno Emanuela! Una visione suggestiva, che ha fatto fermare alcuni turisti. Una coppia di coreani ha chiesto se quella ragazza con la fascetta  fosse stata fatta santa e chi fosse.  Grazie ad una canna da pesca con un filo di 100 metri, i palloncini sono stati visti anche sul lungotevere, una trovata incredibile e suggestiva di Paolo Perroni, incontrato a piazza Navona, che ha portato il suo contributo creativo, come molti altri, per rinnovare l’attenzione su di una vicenda che ci riguarda tutti. Una composizione gioiosa, piena di vita e di amore per una giovanissima svanita in un alito di storia. Pietro Orlandi, il fratello più grande di Emanuela, continua da 32 anni a vivere ogni notizia ed ogni telefonata come la pista da non sottovalutare. Le ipotesi sono ancora diverse, ma le prove nessuno le offre. Eppure questa volta non si tratta solo di estenunati colpi di scena, come quello dell’arrivo in procura del reo confesso Marco Fassonii Accetti un anno e mezzo fa. Presto sapremo se Accetti sarà rinviato a giudizio per alcune delle cose che confessa nel suo ruolo di manovalanza nel sequestro. Il 14 gennaio 2015 Emanuela compirebbe 47 anni, ma Pietro associa al suo ricordo quello delle bambine fatte esplodere come kamikaze, per mietere morte. Vite spezzate per mano di chi non ha in nessun conto la vita, soprattutto di quella delle donne, ed in particolare, delle donne bambine, incapaci di decidere e scegliere davvero una morte tanto crudele. La loro vita come quella di Emanuela, dice Pietro Orlandi, è stata recisa e calpestata, con l’inganno o con la forza. Nel nome di ragioni politiche o di stato o di chissà cosa altro. Ma può la ragione, cosidetta politica, prevedere il crimine? Soprattutto a queste donne bambine, che resteranno anonime nella storia,almeno Emanuela ha un nome, Pietro ha voluto rivolgere il suo saluto ed il suo amaro dolore.

IMG_8271.JPGEmanuela Orlandi era una cittadina vaticana e tutte le piste scandagliate in questi tre decenni portano alle mura leonine. Lì qualcosa si deve sapere ed è alle gerarchie vaticane ed in particolare a Papa Francesco che è diretto l’appello di Pietro Orlandi. Papa Bergoglio, incontrando Pietro mesi fa, in una parrocchia, che anche Emanuela frequentava, si è lasciato sfuggire “ Emanuela è in cielo”. Una frase che ha scosso profondamente Pietro. Come mai il Papa dice che Emanuela è morta? Non c’ è un corpo, non c’ è alcun elemento che possa farci sapere con certezza che le cose stiano proprio così. Sono ascesi tre papi al soglio pontificio, eppure papa Francesco è il primo che parla della presunta morte di Emanuela. Sei mesi dopo la scomparsa della giovane quindicenne, il 22 giugno 1983, papa Giovanni Paolo II, era andato a fare visita a casa Orlandi ed aveva scosso la testa rassegnato, ritenendo che fosse stata vittima di un complotto internazionale. Con papa Ratzinger i contatti con Pietro sono stati mantenuti attraverso il suo messo, ma non ha mai ceduto neanche ad un saluto in piazza, all’Angelus, in quelle domeniche in cui Pietro Orlandi era riuscito a portare un folto gruppo in marcia addirittura dal Campidoglio con testimonial istituzionali. Niente da fare, il Papa tedesco salutava tutti i gruppi presenti, i cori, le parrocchie, le squadre di pallacanestro, tutti i presenti, ma ometteva sempre di salutare i manifestanti con i palloncini bianchi o le fotografie di Emanuela.

Oggi, sembra diverso e l’attesa continua. Probabilmente entro gennaio si saprà se il presunto e reo confesso Giorgio Perrone Accetti, un fotografo pervaso di vaticanite, sarà rinviato a giudizio o prosciolto dall’aver avuto, come egli stesso professa da un anno a questa parte, un ruolo nel rapimento di Emanuela Orlandi. L’altro incredibile dato è che meno di un mese fa, il 27 dicembre scorso,  il lupo grigio Alì Agca, colui che aveva impugnato e sparato a papa Giovanni Paolo II, accompagnato da gendarmi del Vaticano preavvisati, sia entrato a deporre dei fiori e a fare visita alla tomba del papa. Un pentito, graziato nel 2000 dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che dalla Turchia torna per omaggiare la sua vittima e fare dichiarazioni alla stampa, convocata in piazza San Pietro! Rimpatriato, senza un interrogatorio nonostante avesse convocato qualche giornalista per esternare che la verità sul caso Orlandi lui la sa. E che Emanuela sarebbe viva, nascosta da anni, all’ombra del Vaticano Perchè tutto questo e perchè nessuno si è sentito in dovere di interrogarlo, per valutare le sue esternazioni, come fu prontamento richiesto dai legali della famiglia Orlandi? La verità non dovrebbe essere solo nelle mani di Dio, ma anche in quella degli uomini. E’ semplicemente questo quello che Pietro Orlandi e la sua famiglia chiedono allo Stato del Vaticano, al Papa come sovrano di uno Stato, alla Procura di Roma, alla giustizia e a tutti noi.

Foto di MAT MARDONE

Di

- Direttrice responsabile di 100 Passi Journal. Giornalista esperta in nuovi diritti, salute e sanità. Appassionata di cinema e di letteratura. Consigliera nel Direttivo e membro della Segreteria dell' associazione Stampa Romana.


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