Pubblicato: dom, 15 Giu , 2014

Crisi della politica e partecipazione responsabile

 Dai ragazzi di un paese aretino un esempio, piccolo ma significativo, di cittadinanza critica, responsabile e partecipata

download (1)Solo i miopi, o il folklore xenofobo, ignorano che l’Italia tutta è terra di mafie, corruzioni, delitti. Il vicino della porta accanto, partita Iva, libera professione, che si trovi a Capo Passero ovvero a Monpantero, a Pontedilegno o Vittorio Veneto evade le tasse, ma nessuno sembra considerarlo reato. Dunque le organizzazioni criminali si radicano nel territorio del nord, trattano e seguono i propri affari, occupano le istituzioni regionali coi loro referenti e mediano consenso, dimostrano l’efficienza che tanto in quelle province ammirano, i loro figli frequentano la società degli emergenti, parlano meneghino, monferrino o il bel suono dei dogi, si incontrano in lussuose osterie con gli indigeni e conversano piacevolmente di Roma ladrona e Stato che non c’è.

E’ il crimine di successo, se il capitale londinese o teutonico non scende pressoché più ad investire nella pianura del Po, loro salgono a depositare alla city di Londra o in Canada, mentre i corrotti costituiscono società offshore nei paradisi fiscali.

Se l’impresa italiana avesse una cultura della legalità, se esistesse una cultura liberista sarebbero gli stessi imprenditori, sarebbe Confindustria a reagire con la forza del rifiuto furente contro le gravi violazioni alle regole della libera concorrenza; ma vedete forse alcunché di ciò? E alla stessa maniera, se ci fosse senso dello Stato nei partiti, dalle loro file verrebbero isolati, cacciati a calci nel sedere i compari e gli amici che rubano, invece di fare quadrato attorno ai sospettati contro “toghe rosse o nere”. Coloro che per anni hanno remato contro leggi sulla corruzione, falso in bilancio, concussione e voto di scambio, andrebbero allontanati dal Parlamento coi forconi, perché la connivenza o solo la timidezza verso quanti violano le basi non è libertà d’opinione, tali principi vengono prima della dialettica politica, attengono ai sommi commi del contratto sociale, l’accordo tra cittadini che da vita alla convivenza civile.

La cosiddetta classe dirigente, come evidente, è decrepita e squallida. Bisogna ricostruire dalla base. A tal fine sembra interessante segnalare un’iniziativa di una quindicina di ragazzi dell’Oratorio Don Bosco di San Giovanni Valdarno, tra i 15 e i 21 anni, che hanno realizzato un’indagine con tanto di mappa sui locali nei quali si pratica il gioco d’azzardo. Un problema che potrebbe apparire minore, ma che invece significa costi alti per la collettività a causa della dipendenza di un numero sempre crescente di persone, giovani e meno, dal gioco, un preoccupante aumento di patologie della personalità e sociali, nonché guadagni consistenti, non adeguatamente quantificati con derivata evasione fiscale, da parte di soggetti sfuggenti. Va inoltre ricordato che sul notevole giro d’affari specula lo Stato e certamente la malavita organizzata.

Merita sottolineare la validità della proposta, avanzata da giovani che si comportano da cittadini responsabili e partecipi. A conclusione della ricerca sul territorio comunale, avvenuta qualche mese fa, i ragazzi, che si sono dati il nome di “Azzardati”, hanno indirizzato una lettera al sindaco del comune aretino, facendo riferimento alla Legge Regionale n.57 dell’ottobre 2013, che così recita: “è vietata l’apertura di sale da gioco e spazi per il gioco d’azzardo in un raggio di 500 metri da istituti scolastici di qualsiasi grado, luoghi di culto, centri di aggregazione sociale, centri giovanili o altre strutture culturali, ricreative e sportive frequentate principalmente dai giovani”.

Ecco i passaggi più significativi della missiva, con la quale hanno evidenziato lo scarso rispetto della normativa regionale chiedendo soluzioni all’amministrazione comunale:

“Il progetto consisteva nel muoversi nel nostro paese e fare un elenco dei locali contenenti il gioco d’azzardo, vedere quante persone li frequentano, che età hanno, ma soprattutto vedere dove sono, se nelle vicinanze di luoghi di ritrovo tra cui scuole, chiese, campi sportivi, luoghi che anche noi frequentiamo come tanti altri giovani”

“Il risultato che vogliamo evidenziare alla sua attenzione è che non è stato trovato nessun locale abbastanza lontano da luoghi di ritrovo come invece sarebbe previsto dall’articolo 4 della legge regionale della Toscana n.57 del 18 ottobre 2013”

I ragazzi individuano 17 locali che non rispettano la norma sulla distanza e riportano l’articolo 13 della legge “le funzioni di vigilanza sull’osservanza dei divieti di cui all’articolo 4 sono esercitati dai comuni nei quali sono ubicate le sale da gioco e gli spazi per il gioco”. E quindi la richiesta al primo cittadino, Maurizio Viligiardi: “in nome del nostro diritto a crescere in un ambiente sano e non condizionato da comportamenti sociali che ci danneggiano direttamente e indirettamente le chiediamo cosa può e vuole fare per il rispetto della legge. Le chiediamo di incontrarci per spiegarci cosa lei farà”.

Fulvio Turtulici

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