Pubblicato: lun, 11 Nov , 2013

Credito e artigianato in Sicilia, presentato il rapporto Crias

In Sicilia, a fine 2012, le imprese artigiane registrate superano ampiamente le 80.000 unità

 

Imprese artigianeLe imprese artigiane, che rappresentano il 18% delle circa 464.000 imprese totali registrate, giocano un ruolo importante nel tessuto economico siciliano. Lo rivela la Crias, ossia la Cassa regionale per il credito alle imprese artigiane, in occasione della sesta edizione delle “Giornate dell’Economia del Mezzogiorno”. La Crias supporta la Regione Sicilia e l’Assessorato alle Attività produttive, per l’attuazione delle politiche di sostegno allo sviluppo dell’artigianato, mediante la concessione di prestiti a tasso agevolato, di contributi a fondo perduto destinati a finanziare nuovi investimenti in attrezzature, per acquistare scorte di materie prime e semilavorati o per rispondere alle esigenze di cassa legate alla gestione ordinaria dell’impresa. Secondo la Cassa regionale si rendono necessarie, però, delle misure volte a migliorare le condizioni di accesso al credito, atteso il fatto che il principale fattore che ostacola la competitività delle piccole imprese è la mancanza di risorse finanziarie e che i fenomeni di razionamento del credito, che hanno registrato un generale aumento negli ultimi anni, sono particolarmente gravi per le piccole imprese meridionali.

 L’incidenza del comparto artigianale sul totale del valore aggiunto è stato pari al 9,8%, con una distribuzione territoriale che varia dal 7,6% della provincia di Palermo al 14,2% di Enna. Dunque, nonostante il dato risulti leggermente inferiore rispetto alla media nazionale, le imprese artigiane svolgono un ruolo di un certo rilievo per l’economia regionale. “Il settore dell’artigianato è molto dinamico riguarda la creatività e siamo convinti che sia un settore sul quale poter investire, servono certamente strumenti finanziari innovativi perché le imprese, le piccole imprese, da sole non ce la possono fare, quindi devono essere aiutate e incentivate”. Questo è quanto dichiarato da Fabio Mazzola, preside della Facoltà di Economia dell’Università di Palermo, mentre Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella, così si è espresso: “dal 2008 abbiamo perso il 10% di Pil e stiamo andando molto indietro, Crias che è braccio operativo della Regione in questi anni ha avuto un ruolo importante per il piccolo e medio credito alle imprese artigiane”.

 Guardando agli ultimi 3 anni, cioè dal 2010 al 2012, la Crias ha erogato oltre 13.000 finanziamenti per quasi 375 milioni di euro. La media annua di finanziamenti erogati è di circa 4.500 per quasi 125 milioni di euro. Analizzando la distribuzione per province, dei finanziamenti erogati dalla Crias, emerge come quella di Catania abbia beneficiato di quasi il 25% dei finanziamenti totali, seguita da quella di Messina con il 20% e solo dopo da quella di Palermo con il 14%. Seguono la provincia di Ragusa, con l’11%, che assorbe quasi la metà dei finanziamenti con riferimento allo scorte di agricoltura, quella di Trapani con l’8% e le altre per terminare con la provincia di Enna al 4%. Le imprese della provincia di Palermo hanno invece usufruito dei finanziamenti della Crias in quantità inferiore rispetto alle potenzialità reali del territorio.

“Particolarmente significativo è che la platea di beneficiari dei finanziamenti erogati dalla Crias è costituita da imprese siciliane di piccola o piccolissima dimensione che sono quelle che subiscono maggiormente il credit rationing. Infatti, ben il 71% dei finanziamenti erogati nel triennio 2010-2012 ha riguardato imprese individuali”. Così si è espresso il commissario straordinario della Crias, Filippo Nasca, che poi ha aggiunto: “quasi l’80% dei finanziamenti è andato ad imprese con un fatturato annuo inferiore a 200 mila euro e ben il 30% ha riguardato quelle con un fatturato inferiore a 50 mila euro. Si tratta di imprese che hanno grandi difficoltà ad accedere al credito nei canali tradizionali come le banche e le società finanziarie, anche in ragione delle modeste garanzie che sono in grado di offrire, e che in molti casi sarebbero costrette a rinunciare agli investimenti o a chiudere l’attività”. In particolare, si tratta di imprese che hanno grandi difficoltà ad accedere al credito nei canali tradizionali come le banche e le società finanziarie, anche a causa delle modeste garanzie che possono offrire, e che in molti casi sarebbero costrette a rinunciare agli investimenti o a chiudere l’attività, se non ci fosse un aiuto esterno come quello offerto dalla Crias.

Il ruolo e il peso nel nostro Paese delle Pmi – cioè delle piccole e medie imprese – è molto importante. Infatti, la peculiarità italiana consiste proprio in ciò come ricordato dalla Cassa regionale, che, citando il Rapporto Unioncamere 2013, ricorda come la media europea delle Pmi contribuisce per il 39% al fatturato totale delle imprese manifatturiere, essendo quasi il 61% appannaggio delle imprese di grandi dimensioni, mentre in Italia il rapporto è quasi totalmente invertito e oltre il 61% del fatturato è prodotto dalle Pmi. Inoltre, facendo il confronto del fatturato in valori assoluti, si nota che il sistema delle piccole e medie imprese italiane è il più importante tra quelli europei, superando ampiamente anche anche quello corrispondente della prima economia dell’Eurozona, cioè quella tedesca. Tra l’altro, operando un raffronto della distribuzione degli addetti per classi dimensionali, emerge come l’Italia sia il primo Paese europeo in termini di contributo all’occupazione regolare delle Pmi e con quasi un quarto degli addetti impiegato in micro imprese (1-9 addetti). Il vero tratto caratterizzante del sistema produttivo nazionale è dunque costituito, in gran parte, da imprese di medie o piccole dimensioni, al cui interno il settore dell’artigianato spicca per dimensioni e qualità. Nella fattispecie, guardando ai numeri, l’incidenza sul totale del valore aggiunto attribuibile alle imprese artigiane è pari al 12%, con una distribuzione territoriale che varia dal 6,1% della regione Lazio al 19% delle Marche. Ulteriormente, lo stock di imprese artigiane registrate in Italia al 31 dicembre 2012 è costituito da quasi 1,5 milioni di unità, cioè il 23,6% del totale delle imprese, che è pari ad oltre 6 milioni di unità.

 

 

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