Pubblicato: gio, 17 Mar , 2016

Cinema, WAX: We are the X. Debutta il 31 marzo

Wax: We are the X, opera prima di Lorenzo Corvino e di uno cast di dodici esordienti, sbarca in Italia dopo aver conquistato premi internazionali e porta in sala il riscatto della professionalità e dei sogni di una generazione perduta, la nostra.

(Foto di Mat Nardone)

IMG_9082(1)Il 31 marzo nei cinema italiani arriverà il film “Wax. We are the X” ,che ha già fatto un bel bottino di partecipazioni e premi in festival internazionali, sia europei che americani, come miglior film in lingua straniera. Ad aprile sarà premiato anche al 49° WorldFest di Houston, eppure si tratta dell’opera prima del regista Lorenzo Corvino che esordisce, a trentasette anni, con un cast di undici poco più che trentenni, una casa di produzione, che sa di rivincita, Vengeance, che professa il green ed una distribuzione indipendente. Tutti ingredienti che incuriosiscono non poco nel panorama cinematografico italiano, soprattutto under 40.

Il film, Wax, We are the X, ha un titolo che suona come fosse di fantascienza o molto “acchiappagiovani”, in realtà è una storia umanissima e semplicissima nella sua genesi, ma raccontata con dettagli ricercati e colti, evoluzioni imprevedibili e con tecniche di ripresa originali. Tutto è in soggettiva con l’uso anche di smartphone e hyphone. I flash back sono le immagini contenute nei cellulari dei protagonisti, per definizione brevi clip, ma che non sono meno poetiche delle descrizioni di un Marcel Proust, forse sono solo più rapide, perché il lavoro attoriale ben diretto di questo cast sa liberare una spontaneità sensuale e fresca, davvero credibile. “Gli strumenti usati, lo ripete spesso Lorenzo Corvino, autentico matador di una divertente ed appassionata conferenza stampa, ieri a Roma nella sede di Anica, sono sempre al servizio della narrazione e mai casuali”. Immagini girate con cinque strumenti diversi di ripresa che aggiudicano un plauso anche al montatore, Mario Marrone, restano ben aderenti e funzionali alla fisiologia del racconto.

IMG_8925Una storia intrigante, che parte come fosse il racconto di una inchiesta giornalistica sulla scomparsa di tre giovani in Francia, ma ben presto si traduce in un viaggio esistenziale dei tre protagonisti (gli attori Jacopo Maria Bicocchi, Gwendolyn Gourvenec, Davide Paganini), destinato a piacere e ad evocare immagini ed emozioni in un pubblico di tutte le generazioni. Una storia universale e per questo internazionale, dove l’italianeità dei problemi si fa presto tematica europea appena varcato il confine con la Francia. Il film alza il sipario sul dialogo tra un giovane giornalista ed una star attempata (sul set Rutger Hauer) che lo sprona ad indagare su di un caso non risolto di sparizione di tre giovani in Francia.

IMG_8995La verità andrebbe cercata nelle immagini trasferite in una chiavetta per computer. I giovani Dario (l’attore Jacopo Maria Bicocchi) e Livio (Davide Paganini) erano in Francia per lavorare ad uno spot pubblicitario, con una ragazza francese, Joelle (Gwendolyn Gourvenec) realizzando così il loro sogno. Il lavoro e la sfiducia verso chi illude e approfitta dei sogni altrui è il motore del racconto, ma non l’unico. I due italiani , finalmente ingaggiati, mettono così il naso fuori dall’Italia, ma questa volta la proposta sembra credibile, perché si è perfino spesati e retribuiti con “soldi veri”. Come dice il loro produttore: “Questa volta, c’ è gente seria dietro”. Così si sale a bordo di un taxi, destinazione aereoporto, partenza per la Francia, ma i segnali che arrivano non sembrano essere di buon auspicio e le sorprese non mancheranno. L’ incontro con una “colomba seduttiva”, una giovane donna francese, chiamata a collaborare con loro per il casting li porterà a fare un viaggio esistenziale, di crescita e a mettere in crisi una dinamica per aprirsi a nuovi punti di vista. “Gli Italiani, dirà Joelle nel film, sistemano i problemi, vanno a testa bassa”. E più tardi aggiungerà in una battuta: “Facciamo piano o rischiamo di svegliare gli italiani.” Una battuta dura di una donna moderna verso due giovani maschi con comportamenti prevedibili, ma è di incitazione al riscatto, non solo di critica e riguarda un approccio, uno stile di vita “subordinato” allo status quo, quindi riguarda tutti.

IMG_9114Wax, we are the X, è un film bello, ricercato, colto, raffinato. Non è un racconto di un dramma sociale in senso classico, ma di un crac generazionale, di un conflitto tra generazioni, di una fragilità esistenziale profonda, raccontata con solarità. Si rincorre il successo, ma se lo si fa in solitudine e solo per competizione, non ci sarà scampo. Ammonimenti, tensioni, passioni, vengono narrate girando tutto in soggettiva con cinque macchine da presa differenti. Un lavoro di montaggio ed una prova attoriale affatto banali. Sequenze con smartphone e hyphone si alternano. Potrebbe far pensare ad un orgia visiva, alla esaltazione della generazione dei selfisti, eppure questo film ha il sapore del cinema d’autore, perché è tutto un fluire di sentimenti alternati con azioni ed il mezzo della ripresa non è mai protagonista narcisistico, ma umile servitore, perfino con escamotages stilistici del racconto. Film decisamente “sexy”, destinato ad essere catalogato come film di genere o cult per l’originalità della proposta? Questo, come ha risposto Lorenzo Corvino potremo valutarlo solo alla fine della partita, ancora tutta da giocare con il pubblico in sala. L’appuntamento con l’ora X è per il 31 marzo al cinema.

Di

- Direttrice responsabile di 100 Passi Journal. Giornalista esperta in nuovi diritti, salute e sanità. Appassionata di cinema e di letteratura. Consigliera nel Direttivo e membro della Segreteria dell' associazione Stampa Romana.

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