Pubblicato: lun, 8 Giu , 2015

Chaco boliviano

il popolo Guaranì mettere in pratica forme di autorganizzazione e autosostentamento.

– di: Leonardo Molesti –

bambini bolivianiIn Sud America esiste un immenso territorio che durante la colonizzazione, essendo inospitale per i non nativi, si era mantenuto libero dagli invasori europei. Il metodo difensivo degli indigeni si basava su tattiche di guerriglia che, sfruttando l’ambiente amico, risultavano vincenti. Questo territorio è chiamato Chaco. Con la creazione degli stati moderni (1825) è stato spartito senza alcun rispetto per i suoi abitanti in quattro stati: Bolivia, Argentina, Paraguay e Brasile. Nel secolo scorso fu scenario di guerre per la conquista dei giacimenti petroliferi da parte delle varie multinazionali, che manovrarono
politicamente affinchè i figli dello stesso territorio si massacrassero gli uni con gli altri per gli interessi di ricchi stranieri. I popoli indigeni, specialmente quello Guaranì, emigrarono cercando protezione
come estranei nella loro stessa terra, divisa ad arte per debilitare la forza dell’unione del popolo indigeno. Attualmente nel Chaco Boliviano il popolo Guaranì si impegna a mettere in pratica forme di autorganizzazione e autosostentamento grazie alla collaborazione stretta con i missionari francescani e con l’Associazione Obiettivo Francesco ONLUS. Gli sforzi dei Guaranì sono volti al raggiungimento di quello che in lingua locale è chiamato “Tekove Katu” cioè “completo benessere fisico, mentale, sociale e spirituale”. La forma di organizzazione scelta non è quella individualistica e gerarchica diffusa in gran parte dei paesi cosiddetti “sviluppati”, ma parte dal basso ed è fortemente comunitaria. Nella scuola del Tekove Katu professori e tecnici indigeni formano personale medico locale. La salute è considerata allo stesso tempo sintesi e risultato di un impegno comune. Una salute integrale comporta in primo luogo la soddisfazione delle necessità basilari: acqua potabile, cibo, casa, servizi sanitari, educazione, energia, terra sufficiente, mezzi appropriati, stipendio adeguato, in un ambito di una cultura di diritti umani. La forte componente autoctona della scuola mira al recupero delle tradizioni indigene e alla comprensione delle necessità locali: non si cerca di impiantare tecniche occidentali, ma al contrario la medicina moderna si combina a quella tradizionale, interagendo sinergicamente alla ricerca di soluzioni in sintonia con lo spirito vero della popolazione. La strada da percorrere è ancora tanta. Una grande fetta della popolazione muore a causa di un parassita che vive tra la paglia dei tetti. Molti contraggono il parassita fin da piccoli e crescono con la consapevolezza che la loro vita non arriverà, nella migliore delle ipotesi, oltre i 50 anni. Tante vite potrebbero essere salvate semplicemente con apposite vernici antiparassitarie o costruendo tetti con materiali diversi. Inoltre l’ampiezza del territorio e la dispersione delle comunità rende difficile l’intervento medico: per questo apposite Equipe Sanitarie Mobili, finanziate dall’Associazione Obiettivo Francesco, raggiungono quotidianamente le comunità tramite l’impiego di grosse jeep che percorrono strade di terra e fango. Gli sforzi da compiere nella regione richiedono la sensibilizzazione di coloro che hanno la possilità di condividere anche solo una piccola parte della loro ricchezza, che però può fare la differenza: permettere ad i medici Guaranì di comprare i medicinali necessari, stipendiare il
personale medico locale e mantenere attive le Jeep delle Equipe Mobili. E’ responsabilità di tutti il benessere di ogni individuo, anche di coloro che vivono lontani dalla nostra realtà.

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