Pubblicato: lun, 27 Nov , 2017

Castelfranco Piandiscò: il Comune unico sulle pendici del Pratomagno

La fusione di Comuni è un’occasione per dotare comunità troppo piccole ai tempi dei grandi numeri di strumenti più efficaci o invece è un’ulteriore perdita di identità.

 

Castelfranco Piandiscò è un comune di 9740 abitanti distribuiti su un’area di 55,96 chilometri quadrati e ottenuto dalla fusione, il 1 gennaio 2014, dei due municipi, che prima avevano amministrazione autonoma. Il sindaco è Enzo Cacioli, eletto il 25 maggio 2014 con il 58,92% delle preferenze, sostenuto da una lista di centrosinistra.

Castelfranco Piandiscò fa parte dell’Unione dei Comuni del Pratomagno. E’ dunque un Comune che ha due centri stanziati sui colli valdarnesi. Piandiscò, posto a 349 metri sul livello del mare, è un esempio di paesaggio toscano, spazia dai boschi di faggi alle colline terrazzate da ulivi e vitigni, sul suo territorio si possono ammirare i calanchi dai tipici riflessi rossastri. Ai tempi del granduca Pietro Leopoldo, nel 1774, Pian di Scò faceva parte della Comunità di Castelfranco. A seguito dell’occupazione napoleonica e di un riordinamento amministrativo della Regione, i due paesi divennero autonomi. Fino al 2014.

Il borgo di Castelfranco, l’antico Castelfranco di Sopra, deve probabilmente il nome al fatto di essere stato “francato” al tempo dei fiorentini, cioè temporaneamente esentato dal pagamento dei tributi, affinchè venisse per tal favore popolato. E’ situato nel versante valdarnese del Pratomagno, a 281 metri sul livello del mare. Fu fondato nel 1299 dalla Repubblica Fiorentina in un luogo strategico per il controllo del traffico commerciale e per il dominio militare della zona. Fu dunque una delle “terre nuove” sorte dalla volontà dei fiorentini di tenere a bada la nobiltà aretina, riottosa al predominio di Firenze. La sua pianta quadrangolare, con la piazza centrale e le vie diritte e parallele, le mura con le porte-torri al termine delle due strade principali e una serie di torri a intervalli regolari lungo il loro perimetro, sono attribuibili ad Arnolfo di Cambio. Nel corso dei secoli, entro le mura, il borgo non ha subito sostanziali mutamenti e deve a ciò il suo fascino artistico e paesaggistico.

E’ dunque questo un paesaggio, dal punto di vista ambientale e produttivo, che si  differenzia da quello lungo il corso dell’Arno, dove si trovano agglomerati urbani e attività anche di alto profilo imprenditoriale. Qui le attività prevalenti sono l’agriturismo, l’artigianato, la produzione d’olio; insistono sul territorio due fornaci per la produzione del cotto. Località tranquille, dove si guarda con una certa distanza ai fenomeni che vengono caratterizzando, e le ultime indagini ne sono esempio, zone geograficamente vicine, come ad esempio Montevarchi. Eppure problemi di tale portata non possono talora non provocare il verificarsi anche qui di qualche episodio: come ad esempio le voci di perquisizioni domiciliari, nell’ambito dell’indagine su infiltrazioni camorristiche nell’economia valdarnese,  in appartamenti sul territorio del Comune, e qualche problema con il gioco d’azzardo.

Qui lavora, dal 2014, un governo cittadino costituito da amministratori giovani, che sono propensi alla valorizzazione del territorio, ed è stato sperimentato per la prima volta nel Valdarno, insieme a Figline Valdarno Incisa, lo strumento dell’unione di Comuni. Un bene o un male? Certo vanno trovate vie per rilanciare realtà che soffrono schiacciate da decisioni e interessi che arrivano e passano sopra i bisogni di popolazioni che sempre meno riescono ad avere voce.

Al referendum per la costituzione del Comune unico il Sì ottenne il 56,59% dei consensi: a Castelfranco votarono a favore della fusione il 61,02% dei cittadini, a Pian di Scò il 52,66%. Si recarono a votare 1569 residenti di Castelfranco, pari al 60,74% degli aventi diritto, 1763 di Pian di Scò, pari al 34,1%. Come si vede, l’adesione dei cittadini di Pian di Scò fu molto più blanda: forse per ragioni di attaccamento al campanile, a identità che il tempo scolora ma si mantengono nel ricordo di tradizioni passate, di rimembranze storiche. Anche quando, al tempo del riordinamento amministrativo seguito all’occupazione dei francesi, i due paesi furono divisi, furono gli abitanti di Pian di Scò che più spinsero per tale separazione.

Dunque è stata utile la fusione? Ciò che sovente più mette in difficoltà le amministrazioni locali è la politica, imposta dai Parlamenti nazionali, del pareggio di bilancio. A volte i Comuni non riescono ad assicurare, per la mancanza di liquidità e le difficoltà di spesa, interventi anche preventivati e necessari ad un migliore andamento della comunità cittadina. Grazie ai forti incentivi economici previsti per le fusioni, che hanno la durata di 5 anni per quanto riguarda quelli regionali e di 10 anni per quel che riguarda quelli statali, ci dicono gli amministratori che il Comune unico si dota di strumenti che ribaltano tale situazione di sofferenza; che a livello di bilancio comunale poter contare su investimenti in conto capitale garantisce una grande capacità di spesa. E’ notevole la liquidità realizzata anche in virtù dell’economia di scala, vale a dire le possibilità date dalla razionalizzazione dei servizi comunali, che tuttavia non comportano diminuzione del personale. Questa asseverano sia la situazione a Castelfranco Piandiscò. Semmai non riescono a spendere quanto è in cassa.

Certo le difficoltà nella fase di passaggio da una forma amministrativa all’altra sono state grandi, come ci conferma chi ha dovuto gestirle. Sono legittime le resistenze di una parte della cittadinanza che teme di perdere così una parte della propria storia, nonché qualità dei servizi e riferimenti. Crediamo inoltre di aver capito che la fase di transizione, come prevede la legge, gestita da un commissario prefettizio, si risolva in un periodo deleterio, in cui un corpo estraneo fermi l’attività amministrativa che invece più che mai non dovrebbe subire interruzioni. Meglio sarebbe, forse, far gestire questa fase dai due sindaci uscenti, in attesa dell’elezione del sindaco del Comune unico.

Fulvio Turtulici

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