Pubblicato: dom, 29 Dic , 2013

Caselli lascia la magistratura

Con sei mesi di anticipo, appende la toga il magistrato che ha combattuto in prima linea terrorismo e mafia. Nel 2005 pagò l’aver imbastito il processo contro Andreotti con l’esclusione dalla carica di Procuratore Nazionale Antimafia.

 

Gian Carlo Caselli

Gian Carlo Caselli

Gian Carlo Caselli ha vissuto quarantacinque anni con la toga addosso, di cui gli ultimi trentanove sotto scorta. Una vita passata al servizio dello Stato, in prima linea negli anni bui del terrorismo e della lotta alla mafia post stragista del 1992. Dal primo gennaio sarà un pensionato illustre.

Giovane giudice poco più che quarantenne si trova a combattere per quasi dieci anni il terrorismo stragista degli anni di piombo nel suo epicentro, nella Torino città operaia per eccellenza che viveva nella paura. Una paura talmente grande che non permise a Caselli nel 1977 di imbastire un processo contro le BR perché non c’erano sei cittadini disposti a comporre la giuria.

Poi giudice di Cassazione e membro nel Consiglio Superiore della Magistratura fino alla nomina a Procuratore Generale del tribunale di Palermo all’indomani delle stragi del 1992, insediandosi il 15 gennaio dell’anno seguente, lo stesso giorno dell’ arresto di Totò Riina. Intervistato qualche giorno fa nella trasmissione ‘ Otto e mezzo’ su La7, Caselli ha ricordato il suo arrivo nel capoluogo siciliano: «Trovo una situazione disastrata. È ancora il Palazzo dei veleni dove mi consigliano con chi non lavorare. Per prima cosa dissi ai miei colleghi ‘Basta guardare indietro, stiamo coesi’». I risultati cominciano ad arrivare. Basti pensare agli arresti di Brusca, Bagarella, dei fratelli Graviano, ai dieci mila miliardi di beni confiscati. Successi che non gli fanno mancare comunque le critiche per questo giudice che stava mirando non solo alla manovalanza mafiosa ma anche ai connettori esterni che fanno da tramite con l’economia e la politica. Ed è qui che arriva la sua vittoria più eclatante che in tanti negli anni tenteranno di oscurare raccontandola come una cocente sconfitta. È il processo Andreotti, dove la Cassazione ha riconosciuto che il sette volte presidente del consiglio ha intrattenuto rapporto con Cosa Nostra fino al 1980, certificando quindi il reato di associazione semplice

Ma il fruttuoso lavoro alla procura di Palermo costerà a Caselli la carriera. Nel 2005 il magistrato alessandrino si candida per ricoprire la carica di Procuratore Nazionale Antimafia, ma a concorso pubblico già aperto ecco calare il primo provvedimento ‘contra personam’ del governo Berlusconi. Con un emendamento alla Legge Castelli firmato dal senatore Luigi Bobbio (AN) che non permette ai magistrati che anno compiuto più di 66 anni di poter accedere alla carica, il sessantaseienne Caselli viene estromesso dal concorso. Una legge che attaccava l’indipendenza dei magistrati che verrà successivamente cancellata dalla Corte Costituzionale. Al suo posto verrà eletto dal Csm Piero Grasso che, forse per il clima che si era creato in quel tempo, come ricorda Caselli «È un buon magistrato ma insieme a tanti altri non ha fatto un bel niente».

Impegnato da sempre nella difesa della Costituzione e per l’indipendenza della Magistratura, è stato tra i fondatori di Magistratura Democratica. Nello scorso novembre si è dimesso in segno di protesta dopo aver saputo della pubblicazione nell’agenda 2014 di MD di un articolo di Erri De Luca (scrittore ed ex responsabile del servizio d’ordine di Lotta Continua ai tempi dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi) da tempo uno degli intellettuali più vicini ai No Tav, movimento con cui ha avuto a che fare la procura di Torino che Caselli ha diretto negli ultimi cinque anni.

Non entrerà in politica, nonostante glielo abbiano già offerto in passato, ma spinto ancora, a quasi settantacinque anni, dal suo amore per la legalità e per la giustizia, potrebbe entrare nell’osservatorio sulle agromafie proposto da Coldiretti ed Eurispes.

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