Pubblicato: ven, 2 Dic , 2016

Assolti gli imputati per il crack di Banca Etruria

Per il Gup di Arezzo i reati contestati a tre degli amministratori di Banca Etruria non sussistono

 

10cd33da3033e8e6edd03dc54894f40fA volte in Italia ti pare di stare sul set del “Marchese del Grillo”. Sono stati tutti assolti gli imputati del primo filone di indagini sul crack di Banca Etruria. Il gup del Tribunale di Arezzo ha abbattuto l’edificio accusatorio della procura aretina, almeno per quanto riguarda l’imputazione per ostacolo alla vigilanza. I tre imputati Giuseppe Fornasari, ex presidente del cda dal 2011 al 2014, Luca Bronchi, ex direttore generale e Davide Canestri, l’attuale direttore centrale erano accusati, per prima cosa, di aver finanziato con 10,2 milioni gli acquirenti della società “Palazzo della Fonte”, che conteneva il patrimonio immobiliare di Banca Etruria. La conclusione del giudice è stata che “il fatto non sussiste”. La seconda parte dell’accusa per i tre amministratori riguardava l’occultamento dei crediti deteriorati nel bilancio 2012 e catalogati come crediti incagliati e pertanto ancora recuperabili. Ma il giudice ha stabilito che “il fatto non costituisce reato”.

Questa sentenza a noi ricorda un’altra assoluzione con formula piena per altri reati più clamorosi, ma tuttavia, sia quelli che questi, avvertiti come gravi scadimenti dell’etica collettiva: in quel caso la scarsa o nulla considerazione per organi dello Stato, qui l’inganno grave e il danno verso la collettività. A noi le colpe sembravano tangibili, ma certamente i giudici ne sanno più di noi.

Gli inquirenti hanno aperto diversi filoni di indagini, oltre a quello azzerato con tale provvedimento: per truffa, fatture false, bancarotta, conflitti di interesse. Ora la decisione del gup aretino potrebbe compromettere o almeno modificare l’esito degli altri procedimenti.

Il procuratore capo di Arezzo Roberto Rossi e la pm Julia Maggiore avevano chiesto 2 anni e 8 mesi di carcere per Fornasari e Bronchi e 2 anni per Canestri. Ritenevano che avessero occultato le reali condizioni economiche in cui versava la Banca Etruria tra il 2011 e il 2013 e così facendo avrebbero ostacolato ed indotto in errore l’attività di vigilanza della Banca d’Italia, che infatti pretese un aumento di capitale inferiore al necessario, e della Consob. La Banca d’Italia aveva chiesto un risarcimento danni di 320mila euro, ma è probabile che resterà insoddisfatta. La procura ha annunciato ricorso contro la decisione; si starà a vedere.

Fulvio Turtulici

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