Pubblicato: mar, 12 Nov , 2013

Ancora nessuna notizia della Tolokonnikova

L’ultimo contatto con la leader delle Pussy Riot risale a 23 giorni fa, giorno del suo trasferimento in un bagno penale in Siberia

 

Nadezhda Tolokonnikova

Nadezhda Tolokonnikova

Con la Russia non c’è da stare tranquilli. Le chiavette-spia distribuite al G20 di San Pietroburgo sono soltanto l’ultimo esempio di un Paese dove i diritti umani e di stampa, solo per citarne alcuni, sono ancora lontani dall’essere rispettati. I servizi segreti russi non hanno mai smesso di essere influenti dai tempi della Guerra Fredda e il Presidente ruso, Vladimir Putin, è stato un ufficiale proprio del KGB. Sono piccoli e superficiali elementi che possono essere utili per comprendere lo stato di apprensione che si è creato intorno alla vicenda di Nadezhda Tolokonnikova, leader delle Pussy Riot, della quale non si hanno notizie da 23 giorni. L’ultimo contatto risale al giorno del suo trasferimento dalla colonia penale numero 14, dove l’attivista si trovava per scontare la condanna a due anni in seguito alla “preghiera punk” anti Putin nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca.

Una settimana fa, il marito della Tolokonnikova, Piotr Verzilov aveva annunciato tramite il suo profilo Twitter che Nadezhda era in viaggio verso la Siberia, con destinazione la colonia penale numero 50  nella città di Nizhny Ingash, a 4500 km da Mosca. Il commissario russo per i diritti umani, Vladimir Lukin, aveva dato rassicurazioni sullo stato di salute della Tolokonnikova, facendo trapelare un cauto ottimismo. La legge russa prevede che non vengano rilasciate informazioni sui detenuti in trasferimento fino al loro arrivo a destinazione.

Vero è che la strada per la Siberia è lunga e un treno che viaggia sulla Transiberiana può impiegare giorni prima di arrivare a destinazione, soprattutto se, come nel caso della Tolokonnikova si trova a quattro ore di fuso orario da Mosca, ma dopo 23 giorni è bene mantenere ancora lo sguardo vigile su questa vicenda, così come su quella che riguarda le 30 persone a bordo della nave di Greenpeace Arctic Sunrise, arrestate nel mese di settembre e delle quali si sa ancora poco. Nella speranza di ricevere presto notizie della Tolokonnikova, è bene tenere a mente che con la Russia non c’è da stare tranquilli, le morti misteriose dell’ex spia russa Aleksandr Litvinenko e della giornalista Anna Politkovskaja, ce lo ricordano.

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