Pubblicato: mer, 11 Set , 2013

A Palermo sit-in dei familiari delle persone scomparse

Sono 2.400 le persone scomparse in Sicilia dal 1973. I parenti, riuniti davanti la sede dell’Ars, chiedono aiuto alla Regione: “Una legge per cercarli”

 

di Matilde Geraci 

NEWS_160709Si aspettavano una maggiore partecipazione. E, invece, sono state lasciate sole. Sono le famiglie di alcune delle 2.400 persone scomparse in Sicilia dal 1973 ad oggi, che si sono date appuntamento davanti Palazzo dei Normanni, sede dell’Ars, per chiedere interventi al fine di potenziare la metodologia della ricerca, come cani speciali e strumenti tecnici.
«Solo oggi alcuni hanno potuto gridare per la prima volta il proprio dolore – dice Laura Zarcone, madre di Marcello Volpe, sparito nel 2011 -. Eppure, quello che chiediamo non serve solo a noi. Potrà tornare utile a chiunque perderà un proprio caro, inghiottito dalla depressione, dalla criminalità, dalla solitudine».
Durante l’incontro, organizzato dal Comitato spontaneo dei Familiari delle Persone Scomparse in Sicilia, genitori, amici e familiari hanno chiesto al presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, di mettere in atto tutte le iniziative possibili, volte a favorire un potenziamento nella ricerca degli scomparsi, dando così un valido supporto sia alle Forze dell’Ordine che a tutti i soggetti coinvolti in tale problematica (protezione civile, vigili del fuoco, squadre di ricerca e soccorso, gruppi cinofili). È, infatti, l’ora che l’amministrazione regionale offra strumenti giuridici e mezzi più efficaci, per far sì che gli interventi siano maggiormente centralizzati.
«L’obiettivo – affermano i promotori dell’iniziativa – è quello di ottenere l’istituzione di un nucleo investigativo speciale regionale per le persone scomparse, dotato di risorse umane e tecniche all’avanguardia, nonché di poteri investigativi che consentano di giungere rapidamente alla determinazione della verità».
Lo chiede a gran voce anche Rossella Accardo, mamma di Stefano ed ex moglie di Antonio Maiorana, i due imprenditori scomparsi il 3 agosto del 2007. «Si istituisca un corpo investigativo speciale della Regione in grado di mobilitarsi sin dalle prime ore della scomparsa di una persona. Le prime ore, lo dicono i protocolli, sono fondamentali».
Uno di questi importanti strumenti tecnici, peraltro già utilizzati con successo in altri Paesi per effettuare le ricerche di chi si allontana da casa, è il georadar. Si tratta di un metodo elettromagnetico di sondaggio sub-superficiale per indagini non distruttive ad alta risoluzione del terreno. Esso viene utilizzato per identificare strutture e oggetti sotterranei sfruttando la propagazione delle onde.
«Oggi, in caso di bisogno – prosegue la signora Accardo – si ricorre al noleggio del georadar. Il costo del servizio è di circa 850/900 euro giornalieri, oppure varia in base alla superficie da esplorare, toccando i 6.20/10.00 euro a metro. In quest’ultimo caso, però, vanno aggiunte le spese di trasporto degli strumenti (260 euro) e del personale addetto, minimo due operatori (100 euro a testa). L’acquisto di un georadar, invece, varia dai 15.000 ai 50.000 euro. È evidente che, se la Regione Sicilia lo possedesse, lo si potrebbe impiegare in numerose indagini, migliorando lo svolgimento delle stesse con un recupero del costo d’acquisto in tempi brevi».
Un ulteriore aiuto nelle ricerche potrebbe arrivare dai cani bloodhoud, noti anche come “cani molecolari”. Considerata la razza più adatta all’addestramento per la ricerca di persone scomparse per le loro straordinarie capacità olfattive, vengono utilizzati da anni in altri Paesi, soprattutto negli Stati Uniti. Il costo di ogni esemplare si aggira intorno ai 1.300 euro.
Durante il sit-in i partecipanti hanno attaccato alle loro magliette le foto dei propri cari scomparsi, leggendo gli appelli di quei famigliari che, per motivi personali, non hanno potuto prendere parte alla manifestazione. Genitori, fratelli, sorelle e amici, che si battono ogni giorno affinché si possa fare prevenzione ed evitare che queste persone non vengano dimenticate, perché il dramma della scomparsa di un parente o di un amico può capitare in qualsiasi momento e a chiunque.
All’appello di mamma Accardo, da sempre impegnata in prima persona per scoprire la verità, si unisce quello di Mariagrazia Colletta, sorella di Salvatore, di cui si sono perse le tracce quindici anni fa, quando scomparve da Casteldaccia appena bambino, insieme all’amico Mariano Farina, di 12 anni. «Siamo qui per unire le nostre forze. Niente e nessuno ci può impedire di continuare a cercare le persone che abbiamo perso», afferma la ragazza, che non ha mai conosciuto il fratello, se non attraverso il racconto della madre. «Il dolore è troppo grande, ma nessuno ci ascolta. Lo dimostra questa manifestazione. Anche oggi siamo soltanto noi, le famiglie. Non siamo ascoltati da nessuno, né dallo Stato, né dalle Istituzioni. Noi non abbiamo gli strumenti adatti per cercare i nostri cari. E questo non è giusto. Dobbiamo fare tutto il possibile per trovare la verità, perché in questo silenzio e in questo dolore non si può più vivere. Insieme abbiamo tanta forza e sono sicura che riusciremo ad ottenere qualcosa, sicuramente un minimo di verità».
Ciò che desiderano queste famiglie è avere delle risposte concrete. Troppi quesiti rimangono ancora oggi aperti e, nonostante questo, le indagini vengono chiuse. Troppe sono anche le persone di cui non si sa più nulla, finite in quella che in molti chiamano ormai la “Terra degli scomparsi”. Da qui la decisione di chiedere ufficialmente l’aiuto della Regione, presentando all’Ars una petizione «per porre termine a un dramma, a un’insicurezza che non è solo dei famigliari stessi, ma di tutta la cittadinanza».
Ai sensi del comma 1 dell’art. 31 dello Statuto Siciliano, chiedono che il presidente Crocetta riconosca la responsabilità che lo Statuto gli attribuisce in materia di ordine pubblico, in modo da creare un clima di sicurezza e di legalità. Nell’articolo in questione si legge, infatti, che «al mantenimento dell’ordine pubblico provvede il Presidente della Regione a mezzo della Polizia dello Stato, la quale nella Regione dipende disciplinarmente, per l’impiego e l’utilizzazione, dal Governo regionale. Il Presidente della Regione può chiedere l’intervento delle Forze Armate dello Stato».
«Sappiamo – scrivono nella petizione – che questo articolo, mai attuato se non per minime parti in tanti anni, va utilizzato con prudenza e gradualità, nondimeno esso fa parte del nostro Statuto, e, insieme ad esso, della Costituzione della nostra Repubblica. Chiederne l’attuazione è, quindi, intanto elemento di legalità costituzionale, senza la quale nessuna altra legalità potrà essere data. Non pretendiamo peraltro un’attuazione integrale e immediata del disposto; sappiamo bene che ciò equivarrebbe a una dilazione senza fine, quindi in ultimo inefficace. Ne chiediamo un’attuazione parziale ma immediata, per mezzo degli strumenti che suggeriamo e con le finalità che poniamo. Così come è stato già regionalizzato il Corpo Forestale dello Stato e, con esso, le funzioni di polizia forestale, oggi si può attuare un altro piccolo segmento di quell’articolo, che potrebbe essere determinante per risolvere il dramma degli scomparsi e diventare da esempio per l’Italia intera».

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