Pubblicato: mer, 16 Ott , 2013

70 anni dal Ghetto di Roma nei giorni del ‘ciclone Priebke’

Nel bel mezzo delle discussioni sulla salma del comandante delle SS, oggi si commemorano i settanta anni dal Ghetto di Roma in cui i militari nazisti catturarono più di mille ebrei 

Deportazione 16/10/1943 – 16/10/2013. Sono passati 70 anni dall’incursione tedesca del celebre Ghetto di Roma in cui un intero quartiere ebraico della capitale venne circondato da più di cento militari nazisti mentre altri duecento erano dislocati presso altre 26 zone operative alla ricerca di altre prede.

Il bilancio finale stimò la cattura di 1022 ebrei  che vennero dapprima rinchiusi a Palazzo Salviati nel Collegio Militare, poi, sei giorni, trasportati ad Auschwitz  su un carovana ferroviaria formata da 18 carri bestiame.  17 superstiti tra cui una sola donna e nessun bambino.

Proprio in questi giorni si parla, forse troppo, della salma di Erich Priebke, capitano delle SS durante il regime nazista, scomparso lo scorso 11 ottobre a Roma.  Il suo corpo si trova in queste ore all’aeroporto militare romano di Pratica di Mare.

Trattandosi di un’innocua salma le opinioni divergono riguardo la fine che dovrebbe fare la stessa. C’è chi dice di cremare il corpo, secondo un macabro scherzo del destino; c’è chi dice di non volerlo  in Italia, c’è chi invece non si preoccupa minimamente delle sorti della salma del boia nazista.

Ad Albano Laziale, luogo in cui si sarebbero dovuti svolgere i funerali, sono scoppiati scontri tra manifestanti anti-Priebke e militanti di estrema destra.

“Dinanzi alla morte si è tutti uguali”. Questo è il dogma professato da chi segue i dettami cristiani. Ciò però appare in netta contraddizione con la vita reale, come troppo spesso accade.

Il perdono bisogna meritarselo in vita, e forse alcuni esseri umani hanno fatto ben poco in questo senso.

Come molti ‘tormentoni’, per togliere legna dal fuoco, sarebbe forse meglio non parlarne più.  Si facciano i legittimi funerali in forma privata lasciando il ricordo nell’indifferenza. Che è il giusto sentimento che merita un boia.

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